LA NOTTE DEL SILENZIO.. Nel profondo universo viveva un ricordo celato da nuvole dense, il cuore non dimentica mai, il tempo lenisce le ferite ampie che a volte si rigenerano se il pensiero vi cade.. Lisa era nuovamente di fronte al dolore, cupo, misterioso, indefinito, che solo un addio della morte può dare.. Le due di notte, il computer acceso, una porta spalancata su estreme realtà virtuali, parallelismi in sincronia con sogni ed oblio. E lei voleva giacere in quella dimenticanza, per potersi scordare del suo sofferto sopravvivere. Il tentativo era vano, e si ritrovava sempre ad osservarsi allo specchio per ore, forse per trovarvi quelle risposte che nessuno le avrebbe potuto dare, se non l’alienante ripetizione di quei perché. Il mormorio incessante dei tasti echeggiava padrone della stanza vestita di buio.. La televisione, accesa e muta trasmetteva per se immagini, rafforzava solo quella flebile luce fredda emessa dal monitor di quell’unica “finestra” di contatto con il mondo esterno, dopo che aveva deciso di isolarsi completamente da ogni relazione. Voleva riflettere, trascorreva molte delle sue ore in completa solitudine, pochi e rari contatti essenziali, rileggeva vecchie poesie e scritti.. qualche relazione di poco conto con la posta elettronica.. Quella notte, come una fra tante, ignota e ripetitiva, pareva non finire mai.. -“..Sento il tuo profumo, sai di mare in tempesta, le onde della sera non ti bagnano, sono lunghe ed oscurano i miei sogni, ma ti cerco, anima mia, ti cerco, e ancora ti cerco..” Continui messaggi riceveva alla sua casella di posta elettronica, che risentiva del suo distacco con le persone che non frequentava ormai più, solo una amica era rimasta accanto, e quel vuoto le pareva meno infinito, ma non era Marica a scriverle quelle sere.. Lo strano interlocutore pareva conoscerla così bene. -“Ma chi sei?” Sintetica rispose Lisa. Forse qualcuno aveva ceduto il suo indirizzo di posta elettronica, quelle e-mail erano così particolari. Era la prima volta che provava nuovamente interesse per qualcosa. Lo sconosciuto scriveva da due notti, e solo le notti. Il senso di smarrimento acuisce quando cala il buio e accanto a te siede il nulla con il suo ghigno possente. Non ricevette alcun segnale di identificazione, egli amava parlare di se, scriverle e dedicarle poesie, immaginare luoghi e situazioni.. Lisa dava segni di compiacimento, in quei momenti era come se si trasferisse altrove con la mente, viaggiasse lontano dal suo corpo in una situazione piacevole di estraneità al dolore che ricorrente le apriva piaghe nell’anima. Non poteva farne a meno di leggere con avidità nel cuore di quell’essere gentile. Lisa riprendeva: -“..Almeno dimmi come sei fatto, descriviti..” Ma lo sconosciuto taceva, e riprendeva a dedicarle le più belle poesie.. “Un mare e il sole sono lo spettacolo più bello della natura, tu di quella natura sei entrambi. Il silenzio è solo una parola muta, che tu non senti, ma l’anima ascolta anche il più flebile fruscio, e io sento il tuo cuore che soffre e tace.” La curiosità era forte, e non aveva altro per poterlo contattare, per carpire di lui qualcosa. Nascosto dal velo opaco di quella notte illuminata a giorno da quei pensieri così intensi, in cui solo l’inquietudine remota ombreggiava le tinte.. La notte tombale era profonda e sfuggente come il personaggio che abitava i fogli bianchi della sua posta elettronica. Lisa cominciò con indugio a raccontare di se, nella viva speranza che anch’egli s’aprisse senza remore dopo tanto occulto celare. E quel qualcuno tentò un primo accenno.. -“Mi chiamo “Angelo”, sono il tuo angelo custode, ti piace il mio nome? Ci conosciamo da tempo..” Lisa leggeva e non capiva.. “Angelo”? Ma chi era, pensava immersa in tanto mistero, mentre seguitava ad interpretare Tutto pareva assurdo, sarebbe bastato ignorare, dimenticare, come sempre aveva fatto, ma non poteva tirarsi indietro. Era divenuto assoluto, indispensabile, necessario. Lo bramava come fosse l’unico punto di luce del suo spazio completamente fatto di abissi neri. Quel varco improvviso aperto nella sua solitudine di una notte qualsiasi, alla deriva come un sasso anonimo sulla sponda del mare, in attesa della prossima onda per un po’ di compagnia.. Continuava Lisa, concitata, sgomenta, e stupita anche di se stessa.. della sua reazione. Sudata nelle mani che quasi cercavano il contatto vero attraverso quei tasti, l’unico tramite per esserci ed immaginare quella mente e quel corpo così lontano, e nel contempo così vicino a lei. Nella stanza avvolta da fantasmi della memoria Lisa era sola. Avvertiva uno strano timore, sincrona ad una febbrile euforia, così presenti dentro la sua esile persona in balia di un evento che le stava trasformando una banale serata in una intensa emozione.. Si sentiva “viva” ad ogni sillaba pronunciata e incisa dentro quel foglio immateriale.. Ripensava nel laconico vuoto del suo radicato smarrimento ai suoi insuccessi, una vita che voleva cancellare se solo avesse potuto, se solo avesse voluto.. Ricominciare da quello zero primordiale, assoluto, puro.. Ma era li inerte, sopravvivente agli eventi e passiva come un vecchio che attende sulla panchina il lento consumarsi della cera, la proiezione dei suoi sogni la illudeva che qualcosa poteva e doveva ancora cambiare. Cominciò a riflettere su ogni errore, ancora succube della sua incapacità analitica di modificarsi. All’esordio dei suoi inconfessati fallimenti si lasciò andare al bere, ogni giorno sempre di più, pensava che infondo quello che la sua anima era diventata l’avrebbe ripulita dal marcio che la stava penetrando da ogni parte, come un cancro subdolo e più silenzioso della morte. Quella confusione, la prima della sua vita, la rivolse a “quell’Angelo” apparso per caso, improvviso, di cui aveva cercato mentalmente l’estremo soccorso insperato e sopraggiunto inatteso. Lui all’altro capo digitò la risposta con impeccabile compostezza: -“Stai cancellando di te ogni traccia, fra poco anche l’ombra dissolverà, come quei grani di rugiada che al mattino sciolgono al sole.. Quell’ombra che non scorgerai più accanto sarà testimone della tua non presenza.. Non permettere all’alba di fuggire, ma affrontala.. Sono qui non per caso, e nel momento che tu imploravi dal tuo interno aiuto con voce soffocata dal pianto, qualcuno ti ha sentito. Ci sono, puoi contare su di me. Questo è importante..” Lisa con mano tremante rinviò la risposta, ma prima esitò: -“Io non ti conosco forse, eppure sento di potermi fidare..” -“Credimi, quando saprai, capirai molte cose..” La voce amica riprese con tranquillità il suo monologo.. -“Era il 1997.. a Rimini ricordi? Ci siamo conosciuti attraverso Gianluca, il tuo ragazzo.. Sono Alfredo. Sono passati 4 anni…so che hai molto sofferto per la grave perdita, quell’orribile incidente.. Quella notte veniva a prenderti, dovevamo trovarci per andare al locale.. Ma non ci andammo mai.. Lo schianto.. Alla guida dell’altra vettura il “solito” che aveva sballato con l’alcol.. Silenzio, solo silenzio da allora, rimanesti sola con la tua pena.. Volesti necessariamente rompere con il mondo sperando di poterti sottrarre al dolore maggiore, quello del ricordo. Ma il ricordo non muore, ne si cancella.” Lisa, gli occhi e il cuore pregni di lacrime mai piante. Spine che le trafiggevano le carni e la mente. Era angosciante riaffrontare quel trauma sepolto e non rimosso dalla sua coscienza, che trasudava assieme a lei tutto il rigetto verso le ipocrisie, le falsità della gente. Non aveva cercato più nessuno, i finti amici che conobbe proprio nel vero momento del bisogno. Si rinchiuse in se stessa e quel muto dolore coltivato. Solo lei sapeva. Forse avrebbe sempre voluto una mano amica tesa, ma quelle stesse mani la spinsero verso il baratro più desolante.. da cui non potè più riemergere.. Le forze venivano sempre meno.. in un andirivieni di sentimenti drammatici.. Bastava avere il coraggio di aprire quella porta, nuovamente avrebbe ridefinito i colori nella sua vita così segnata. Ora prevaleva solo un falso negativo di una squallida tinta nera, in tutto quello che faceva, la voglia di cancellarsi. Alfredo cercò un contatto: -“Lisa, vediamoci, si aprirà nei tuoi occhi la speranza negata, il sorriso dimenticato da sempre.. Non sai di me della mia triste vicenda, una bravata fra amici, la corsa in macchina che cancellò dalla mia vita Manuele, il mio più caro amico.. Rimasi miracolosamente illeso ma solo, il rimorso incancellabile alberga come un pesante fardello nell’anima consunta che non trova pace, avvolto da spettri e tenebre occulte.. Forse sono qui, perché devo ricordare e soffrire.. Ricordare e divulgare.. Testimone di un evento così grande che non ci capacita dell’esistenza.. Si pensa che bere fra amici sia quella trasgressione banale che ti cambia la serata.. ti fa essere su di giri.. In quel modo non sai che se sbagli annienti la vita.. Da allora bevevo più di prima, tentando di cancellare l’orribile attimo in cui mi ritrovai contorto in lamiere e sangue. Un lento logorio inarrestabile d’auto distruzione era iniziato anche dentro me.. Ma era quello che volevo? Smisi.. Avrei solo seguitato ad infangare la memoria di ciò che era stato.. Non scorderò mai la notte più lunga.. desolato teatro d’incontro con le paure ancestrali del nostro io.. l’arcano segreto del vivere. Il divertimento può uccidere con la squallida ignoranza di chi non lo sa usare. Dare sprezzo alla vita già così fugace, non rende degni nemmeno di viverla..” Nella mente di Lisa, con il bicchiere sul tavolo ancora mezzo pieno, gelò il respiro, a quelle parole non seppe rispondere almeno subito.. riaffiorarono orridi precipizi, quella stessa impotenza di cui subiva ineluttabile la morsa.. Poi.. timidamente Lisa ebbe un cenno ad aprirsi.. Avrebbe voluto scrivere per giorni e giorni, ma il dolore le permise solo una stringata replica: -“..Va bene, vediamoci domani sera alle 22.30 a casa mia..” Il giorno dell’indomani sabato, volò tanto velocemente che le parve di non averlo nemmeno vissuto. Dentro la voglia di ricominciare, di credere negli altri, quei nemici ostili che pensava solo di dovere combattere, ..e che trincerandosi dietro il suo muro di gomma aveva sempre respinto.. Nell’aria era tangibile una forte ed incontrollabile emozione che Lisa non provava ormai da quando Gianluca l’aveva “abbandonata” per raggiungere un altro stare, una notte impenetrabile, in cui non si sarebbero mai ricongiunti.. Suonò il campanello, era Marica la sua unica amica rimastale accanto, con voce spenta ed afona tentando di mascherare il pianto implorò al citofono: -“Lisa, scendi ti devo dire ..una cosa importante.. Ti prego fai presto!” Intuì qualcosa di grave.. scese di corsa perdendo le scarpe per quelle scale che non finivano mai, giunta in strada seguì un lungo sguardo muto e prostrato.. Negli occhi di Lisa il silenzio, l’abbraccio, l’abbandono.. Come se le cedesse la terra, ed improvviso e violento il niente si appropriasse di lei.. Marica dopo il blocco, pallida e raggelata tentò di pronunciarsi: -“Alfredo.. Alfredo…e..” -“Dimmi cosa?! Alfredo dov’è? ..” -“Alfredo è grave, all’ospedale, .. poco fa mi ha avvertito la polizia.. uno scontro..” Lisa in stato di shock ripeteva, con lo sguardo attonito nel vuoto ..in una sorta di catalessi: -“Da due giorni mi scriveva via e-mail, dovevamo incontrarci proprio stasera.. qui.. Non c’è.. Non c’è..” -“..Gli ho dato io la tua e-mail, sapeva del tuo tormento interiore.. L’esperienza da lui subita pensava potesse darti quell’aiuto e quel coraggio in cui altri hanno mancato..” -“E’ una persona speciale.. devo fare qualcosa per lui.” Si precipitarono all’ospedale, il cuore palpitava all’impazzata, ma se si fosse arrestato non se ne sarebbe accorta, ripensava a tutti quei momenti e le sembrava di inabissarsi nuovamente dentro un pozzo tetro..senza via d’uscita.. La luce svaniva di nuovo.. Entrarono, Lisa fece appena in tempo a scorgere gli occhi rassegnati di Alfredo, si avvicinò tremante al letto.. Lui le sussurrò qualcosa: -“Salvati tu che puoi, la morte non paga le perdite.. Gianluca e Manuele non saranno restituiti.. La mia presenza nella tua vita.. non sia stato un vano bagliore..” Reclinando il capo sulla spalla di Lisa, spirò.. La stanza era fredda, dopo che “quell’angelo” aveva lasciato il suo corpo.. Il nulla si era adagiato accanto, le parole pietra cadute sul selciato in polvere mutarono.. Lisa, era solo un piccolo essere senza poteri, poteva solo contemplare i limiti della sua materia umana.. “Quell’angelo” era apparso perché qualcosa cambiasse e lei doveva. Corse a casa, il senso di disperazione era molto aspro, rivoltò i cassetti, gettò ogni ricordo legato ai momenti di sballo vissuti e promise sul nome di Gianluca e Alfredo che avrebbe costruito e non più distrutto. La vita è quel che non si ripete.. La notte non deve essere morte, ma solo un confine su cui rimanere. L’oscurità divorava lentamente un nuovo giorno.. quel monitor vuoto era per lei un enorme lacerazione.. Si affacciò alla finestra, scorse un astro lucente, perso nel gelido infinito, parve per poco emanare più luce.. Forse era Alfredo che comunicava con lei ancora una volta, prima di dissolversi nell’alba che non avrebbe più rivisto. Si ridestò, mentre una lacrima si soffermava sulla guancia, pensò che troppe morti non le permettevano di auto annullarsi nel crogiuolo del ricordo.. La vita non è quel gioco a tempo, la scritta “game over” quando arriva è definitiva ed inappellabile per chiunque.. Non si può ricominciare la partita.. perché non ce n’è un altra per nessuno.. La notte è un estremo confine al confine estremo, oltrepassarlo significa perdersi nell’oblio del non ritorno.. Lisa voleva vivere.. Roberta Vasselli Venezia, 14 giugno 2001